Reduce: Jeans sostenibili Made in Italy

Il jeans in denim, nato in America nel 1873, è divenuto negli anni il capo must have che ognuno di noi ha nell’armadio; vengono venduti al mondo, infatti, all’incirca due miliardi di paia all’anno, quasi uno ogni 60 secondi.

Oltre ad essere uno dei capi più amati è, purtroppo, anche uno dei più insostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.

Tale problematica la si ravvede sin dalla materia prima principale, il cotone, la cui produzione:

  1. avviene in quantità elevate vista la forte domanda per il denim, tanto da destinarvi circa il 35% di quella mondiale;
  2. impiega consistentemente la risorsa idrica, in quanto per un chilo di fibre di cotone sono necessari ben 10.000 litri di acqua.

Durante, invece, il processo di trasformazione della materia prima in tessuto finito, per far sì che il pantalone abbia il colore blu caratteristico dei denim, si impiegano diversi coloranti chimici che contengono cinque metalli pesanti, quali: cadmio, mercurio, piombo e rame. I filati vengono, poi, immersi in questa miscela chimica fino a che non si raggiunge il colore desiderato; tale miscela viene successivamente smaltita causando forti danni alle acque dei mari e alle comunità circostanti. Basti pensare poi che i metalli pesanti vengono rilasciati dal tessuto anche ogni qual volta si procede con il lavaggio del jeans.

Affinchè, infine, si ottenga il prodotto finale vero e proprio si procede con le tecniche di rifinitura; un esempio tra tutte è la tecnica della sabbiatura, talmente pericolosa da essere stata vietata in alcuni stabilimenti poiché espone i lavoratori ad inalare particelle di sabbia che nell’organismo possono comportare l’insorgenza di malattie.

Da un punto di vista poi sociale, le fabbriche appaltate da diverse aziende del fast fashion sono localizzate in paesi con con manodopera a basso costo e condizioni di sicurezza inesistenti.

Ma per non privarsi di un capo versatile e cool, è possibile ricorrere a brand, anche italiani, che sono testimonianza attiva di come sia possibile realizzare jeans nel rispetto dell’ambiente e delle persone; uno tra tutti è Reduce.

Reduce, giovane azienda campana, si rivolge alle donne che hanno a cuore il futuro del pianeta, consentendogli di fare acquisti consapevoli e rispettosi dell’ambiente, facendole sentire comode e al tempo stesso sexy con indosso jeans ecologici.

L’obiettivo dell’azienda è ridurre l’impatto che la produzione di questo capo di abbigliamento ha sul pianeta; per far questo Franco e il suo team hanno innovato il processo produttivo, sostituendo gli ingredienti chimici con quelli naturali e adottando tecnologie avanzate.

Nello specifico l’azienda utilizza:

  1. cotone biologico certificato GOTS (Global Organic Textile Standard) e BCI (Better Cotton Initiative), che testimoniano l’impegno nel garantire la sicurezza ai lavoratori e nel ridurre il consumo di acqua e del suolo;
  2. tecnologie brevettate Kitotex® e Save The Water® che impiegano il chitosano, scarto ricavato dall’esoscheletro dei crostacei, per rendere più elastico e resistente il tessuto e che consentono di ridurre il consumo della risorsa idrica impiegata nel processo del 50%, dei prodotti chimici del 70% e di energia (CO2) del 30%;
  3. lampo NATULON® YKK ottenute ad esempio dalle bottiglie Pet riciclate;
  4. bottoni realizzati con il seme della pianta di Tagua proveniente dalla foresta pluviale, in alternativa a quelli in plastica;
  5. etichette, cartellini e imballaggi compostabili e biodegradabili.

Reduce è una piccola ma molto ambiziosa realtà italiana che con la sua attività siamo sicuri potrà essere di esempio per altre che vogliono rivoluzionare il settore della moda.

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A presto,

Maria Caterina