Ogyre: Dare nuova vita alla plastica raccolta in mare

Il mare, distesa senza confini dalle mille sfumature di blu i cui fondali sono dimore di innumerevoli e vitali specie di organismi animali e vegetali, copre oltre il 70% della superficie del nostro Pianeta. 

Ricopre un ruolo essenziale per tutti noi in quanto, in particolare: 

  • produce il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe il 30% dell’anidride carbonica
  • regola il clima, distribuendo il calore tra i tropici e i poli, grazie alle correnti
  • è fonte di energia rinnovabile, originata dai moti ondosi
  • incide fortemente sull’economia mondiale, in termini ad esempio occupazionali, poiché sono molte le aziende legate a tale risorsa, operanti in diversi settori come ittico, turismo, trasporti e logistica. 

Al tempo stesso, purtroppo, il mare è protagonista di una delle più gravi emergenze ambientali dei tempi moderni: l’inquinamento da plastica, di cui ne sono una triste testimonianza le sei “garbage patch” (isole di plastica). Secondo la piattaforma Global Plastic Action Partnership (Gpap) ogni anno ben 8 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono nell’oceano; si stima che nel 2050 sarà maggiore il numero di rifiuti in plastica rispetto al numero dei pesci se non si inizia a ridurre il consumo di prodotti monouso in plastica, ad agire attivamente per la salvaguardia dei mari e a sensibilizzare i cittadini su tale tematica.

In tale cornice, un’azienda Made in Italy che fa della plastica che inquina gli oceani il suo cavallo di battaglia è Ogyre, il cui nome deriva dalle correnti oceaniche “Ocean Gyres” fondamentali per l’ecosistema. 

Tale azienda dà nuova vita alla plastica: raccolta da una rete di pescatori e di ONG dal mare e trasportata, a seguito di una selezione, presso gli stabilimenti produttivi, diviene un filato che assume diverse forme, tra cui quella di un costume da bagno e di una mascherina. 

From the ocean, for the ocean

(OGYRE)

L’impatto generato dalle decisioni di acquisto dei propri clienti viene tracciato dal “conta plastica”, che indica quanta plastica, grazie agli acquisti, sarà recuperata dal mare. Ad esempio ogni bikini, o meglio “okini”, originato del recupero di 3 bottiglie dal mare, contribuisce al tempo stesso al recupero di 2 kg di plastica, come gli “oshorts”, i costumi da uomo, creati però a partire da 6 bottiglie ripescate dalle acque.

Navigando sul sito web dell’azienda, si evince, inoltre, che Ogyre, impegnata nella salvaguardia dei mari, invita i clienti o i semplici visitatori del proprio sito a partecipare attivamente agli eventi di “beach cleanup”; è una testimonianza di come i consumatori possano ora acquistare in modo responsabile e come le proprie decisioni di acquisto abbiano un forte impatto sulla tutela dell’ambiente.

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A presto,

Maria Caterina