Mar Mediterraneo, un tesoro dal valore inestimabile da preservare

Il Mediterraneo, in ragione della sua ricca biodiversità, è tra i più importanti ecosistemi al mondo. Questo mare contiene una complessa varietà di flora e fauna. Secondo quanto riportato dal WWF, il cosiddetto Mare Nostrum ricopre una superficie di 2.969.000 Km2, lo 0,82% della superficie degli Oceani globali e raggiunge una profondità media di soli 1460 metri. Inoltre, secondo gli ultimi studi relativi alla sua biodiversità, accoglie circa 17.000 specie differenti, ovvero dal 4 al 25% della diversità di specie marine globali. Questo significa che contiene circa il 7,5% delle specie mondiali in una superficie pari allo 0,82% di quella globale, determinando una ricchezza di specie per area 10 volte superiore alla media mondiale. Le sue coste ospitano oltre 150 milioni di abitanti e più di 450 porti e terminal che complessivamente rappresentano circa il 30% del commercio marittimo mondiale.

Il Mediterraneo, però, è un ecosistema dal delicato equilibrio e, negli ultimi decenni, tale equilibrio è stato minacciato sia dai cambiamenti climatici che dalla pressione esercitata dalle attività umane, condotte in maniera non sostenibile. Gli impatti che ne deriveranno comprometteranno non soltanto la salute dell’habitat naturale, ma anche il benessere delle comunità e la prosperità delle attività economiche condotte intorno a questo essenziale bacino.

I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova la salute del Mediterraneo. Secondo il report del WWF “La crisi climatica nel Mediterraneo: alcuni dati” , i cambiamenti climatici contribuiscono ad intaccarne la salute, producendo effetti negativi sull’ecosistema marino e sulle comunità che vivono attorno a questa risorsa naturale. In primo luogo, lo scioglimento dei ghiacciai provocato dal riscaldamento globale contribuisce a far innalzare il livello degli oceani e dei mari. Il livello del Mar Mediterraneo, infatti, è cresciuto di circa 13.5 cm negli ultimi 100 anni e continuerà a crescere in futuro, se le temperature continueranno ad aumentare ed i ghiacci a sciogliersi, mettendo a rischio la vita delle comunità che vivono lungo gli 8 mila chilometri di costa italiana. Un altro problema è il surriscaldamento delle acque superficiali. Il Mar mediterraneo è un mare relativamente poco profondo. Di conseguenza, le sue acque si riscaldano a tassi superiori rispetto a quelli degli oceani. Negli ultimi decenni, la temperatura delle sue acque superficiali è aumentata di 1,8°C, raggiungendo anche i 30°C, mentre quella delle sue acque profonde di 0,2°C. Tale surriscaldamento ha determinato la diffusione di specie tropicali non autoctone, in competizione con le specie originarie. A tutto questo si aggiunge il fenomeno dell’acidificazione del mare, un effetto diretto dell’incremento della CO2 in atmosfera causato dalle emissioni derivanti dalle attività antropiche, che si scioglie nelle acque marine, formando acido carbonico e provocando una diminuzione del PH del mare.

Questi fenomeni produrranno gravi effetti sulla biodiversità, determinando la distruzione degli habitat marini e l’estinzione di molte specie che non riusciranno a sopravvivere agli squilibri ecosistemici indotti dai cambiamenti climatici, provocando anche ricadute immediate e di lungo periodo sulle comunità locali.

L’European Environment Agency conferma che gli ecosistemi costieri e marini europei sono stati significativamente alterati anche dalle attività umane. Il Mare Nostrum, ad esempio, è pregiudicato da una combinazione di fonti di inquinamento differenti quali la pesca intensiva ed illegale, inquinamento da fonti terrestri e marine, rifiuti, denso sviluppo urbano costiero, turismo insostenibile e danni al fondo marino da piattaforme petrolifere.

Il Mediterraneo è, infatti, vittima dell‘ inquinamento da plastica. Secondo il report The Mediterranean: Mare Plasticumdell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) il bacino contiene oltre un milione di tonnellate di plastica. Ogni anno, a causa dell’elevata densità di popolazione, una errata gestione dei rifiuti e della navigazione mercantile, circa 230.000 tonnellate di rifiuti plastici vengono riversati nelle sue acque. Il 94% di questi rifiuti è costituito da macroplastiche, mentre le microplastiche – frammenti più piccoli di 5 mm – rappresentano il 6% del totale. Macro e microplastiche arrivano in mare sia dalle coste che dalle località che non affacciano sul mare, attraverso i fiumi.

Il Rapporto “Nutrient enrichment and eutrophication in Europe’s seas”, in aggiunta, mette in luce anche il problema dell’eutrofizzazione, indotto dall’apporto antropico dei nutrienti in mare, che i cambiamenti climatici potrebbero acuire. Il Mar Mediterraneo presenta, nonostante gli sforzi che si stanno compiendo per ridurre il problema, per il 12% delle aree valutate nel rapporto, problemi di eutrofizzazione concentrati per lo più vicino a coste densamente popolate o bacini che sono a valle di attività agricole. Per avere un’ambiente marino più sano è necessaria un’ulteriore riduzione di immissione di nutrienti nelle aree più sensibili, insieme alla considerazione degli impatti dei cambiamenti climatici sul fenomeno.

Altri problemi che affliggono il nostro Mare sono la pesca eccessiva e illegale, causa del depauperamento delle risorse ittiche, e l’inquinamento da sostanze nocive. Tali attività vengono per lo più condotte illecitamente, al di fuori degli ambiti di regolarizzazione finalizzati a contenere gli effetti negativi entro i limiti sostenibili, aggravando lo stato di salute del Mediterraneo e mettendo a rischio l’abbondanza e l’eterogeneità degli stock ittici futuri. Il dossier di Legambiente “Mare Nostrum” restituisce ogni anno una fotografia dell’impatto delle attività illegali sull’ecosistema marino. Tra tutte le attività illegali che gravano sul Mar Mediterraneo, la pesca illegale incide per il 22 %. Questa pratica risulta ancora troppo diffusa e spesso può contare sulla complicità di una intera filiera, dai mercati ittici fino ai ristoranti. L’inquinamento da depuratori, da scarichi fognari e idrocarburi, l’inquinamento del suolo e radioattivo, incide invece per il 33,1%.

Insomma, il nostro mare, meraviglioso e prezioso, ha bisogno di maggiore tutela. E questo compito spetta a tutti noi: alle istituzioni, al settore privato, agli istituti di ricerca e ai consumatori. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per rispettarlo e difenderlo, modificando i nostri stili di vita e le nostre modalità di consumo, ridisegnando i processi e le catene di approvvigionamento, investendo nell’innovazione e in modelli di produzione sostenibili e sviluppando una cultura fortemente basata sul rispetto e la tutela delle risorse naturali, quali fonti di vita per l’uomo.

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A presto!

Sara