Moda sostenibile: cos’è e perché è importante

Ciao a tutti! Oggi vi parlerò di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, ovvero la moda sostenibile. Da diverso tempo, ormai, questa è divenuta un’espressione comune, che può apparire come un trend passeggero ma, per fortuna, così non è. Effettivamente, cosa si intende per moda sostenibile?

Sfilata Detox 2016 – Greenpeace

Partiamo dalle origini: l’industria del fashion è ritenuta la seconda più inquinante a livello globale, dopo quella petrolifera. Secondo un report della Commissione Europea per l’Europa delle Nazioni Unite del 2018, tale industria è responsabile del 20% dello spreco globale dell’acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica, contribuendo anche ad una maggior produzione di gas serra. Per tali ragioni, negli ultimi anni, molti brand si sono attivati per modificare parte del loro modello produttivo, rendendolo più etico in ambito sociale e ambientale. L’obiettivo è quello di far comprendere, specialmente alle nuove generazioni, un uso consapevole dei vestiti, evitando di continuo il fenomeno della moda “usa e getta“, ovvero indossare i propri vestiti un paio di volte, per poi abbandonarli nel luogo più oscuro e dimenticato del proprio armadio, pronti ad acquistarne di nuovi!

Vi starete quindi chiedendo come risolvere il problema. A livello mondiale, si è intervenuti attuando vere e proprie politiche di CSR (Corporate Social Responsability – Responsabilità Sociale d’Impresa), i cui massimi estimatori sono Dickson, Locker ed Eckman con il loro modello CSR nel Settore Tessile & Abbigliamento (T&A). Si è giunti, inoltre, alla stesura della Global Fashion Agenda, un’iniziativa senza scopo di lucro, promossa nel 2016 e rivolta alla creazione di forme di leadership incentrate sulla sostenibilità della moda. Da qui la promozione di varie iniziative, volte a creare una forte sensibilizzazione su temi trattati, come Copenhagen Fashion Summit, The CEO Agenda, Pulse of the Fashion Industry report, 2020 Circular Fashion System Commitment, ecc..

Siamo consapevoli che la Responsabilità Sociale d’Impresa e la Sostenibilità non sono un punto di arrivo, ma un percorso e si tratta di un percorso da cui, una volta intrapreso non si torna indietro“.

Rossella Ravagli, Direttore CSR, Gucci

In Italia, promotrice della sostenibilità all’interno dell’industria della moda è la Camera Nazionale della Moda Italiana, la quale si è impegnata nella realizzazione e attuazione del Progetto Sostenibilità, con l’obiettivo di avvicinare il “comportamento etico” degli associati in ambito di sostenibilità sociale ai massimi livelli, stabiliti dalle varie associazioni ambientaliste mondiali. A tal proposito è stato istituito, per volere della Camera stessa, il Manifesto per la Sostenibilità della Moda Italiana, che si compone di dieci parti:

  • Design
  • Scelta delle materie prime
  • Lavorazione delle materie prime e produzione
  • Distribuzione, marketing e vendita
  • Sistemi di gestione
  • Moda e sistema paese
  • Etica d’impresa
  • Trasparenza
  • Educazione
  • Fai vivere il Decalogo
Sfilata Detox 2016 – Greenpeace

Come evitare il fenomeno del Fast Fashion?

Sicuramente acquistando capi di abbigliamento con attenzione. Da qui una guida semplice, ma dettagliata:

  • informandosi sulla composizione tessile dei capi: molti, infatti, vengono realizzati con materiali nocivi per la pelle dell’uomo;
  • informandosi sulle modalità di lavorazione dei capi: evitando, quindi, che gli stessi vengano realizzati in condizione non etiche e soprattutto sfruttando il lavoro minorile;
  • imparando ad acquistare pochi capi ma di ottima fattura e qualità elevata: i prezzi, ovviamente, risulteranno maggiori, ma ciò permetterà di avere nel proprio armadio un buon capo di abbigliamento, che durerà per tutta la vita;
  • imparando ad acquistare capi vintage o di seconda mano: ciò è indispensabile per ridurre il fenomeno del fast fashion, attuando forme di economia circolare e permettendo di dare nuova vita ad un capo abbandonato.

Il mondo della moda che oggi ha uno straordinario seguito sociale e mediatico, deve farsi portabandiera di questa nuova sensibilità” E non soltanto per il beneficio di consapevolezza che porterà nel nostro business ma proprio perché sfruttando la leva delle celebrity, delle influencer che indossano moda sostenibile dobbiamo contribuire ad aprire la strada a quella che dovrà essere una rivoluzione ecologica a 360 gradi della nostra società“.

Alberta Ferretti

Quali sono i brand che puntano sulla sostenibilità?

Premetto che il concetto di sostenibilità, in alcuni casi, può essere considerato come una moda del momento, sia da parte di chi vende sia da parte di chi acquista. Nonostante ciò, molti brand di lusso, alcuni dei quali non definiti al 100% sustainability brand, hanno avviato delle campagne per avvicinarsi sempre di più a questo nuovo trend riuscendo, a poco a poco, a sensibilizzare gli stessi consumatori, che divengono per tali ragioni consumATTORI. Tra le molte aziende famose possiamo citarne alcune:

  • Stella McCartney
  • Mara Hoffmann
  • Patagonia
  • Vivienne Westwood 
  • Salvatore Ferragamo
  • Alberta Ferretti
  • Prada
  • Gucci
  • Giorgio Armani
  • Falconeri
  • Chanel

Una buona alternativa è quella di puntare sempre di più sul Made in Italy, con riferimento a brand di moda, che fanno del rispetto dell’ambiente e delle migliori condizioni lavorative, la loro mission aziendale. Tra i marchi italiani di maggior successo vi sono:

  • Orange Fiber
  • Cangiari
  • Re-Bello
  • Quagga
  • CasaGIN
  • Organik Style
  • Par.co denim
  • Regenesi
  • Ecodream

Fondamentale, però, è anche il riferimento alle aziende del fast fashion, le quali hanno dovuto riadattarsi ai nuovi modelli produttivi, incrementando ulteriormente il proprio target di riferimento, anche mediante la realizzazione di collezioni sempre più sostenibili. Tra queste non si può non citare i tre colossi mondiali:

  • Zara, con la sua linea “Join Life“.
  • H&M, con la sua linea “Conscious“.
  • Primark, realizzando linee di abbigliamento in linea con il Sustainable Clothing Action Plan del Regno Unito e l’European Clothing Action Plan dell’Unione Europea.

A questo punto non rimane che effettuare uno shopping consapevole e mirato al bene personale e del Pianeta! Mi raccomando, acquistate pochi capi ma di ottima fattura, così da poterli considerare veri e propri gioellini da trasmettere di generazione in generazione.

Un abbraccio virtuale,

Francesca