Pigmento, la società che colora il mondo con gli scarti agroalimentari

L’Unione Europea stima che in Europa, ogni anno, vengono gettati via 88 milioni di tonnellate di cibo, circa il 20% di tutto il cibo prodotto. La FAO, nel rapporto “The State of Food and Agriculture 2019. Moving forward on food loss and waste “, in aggiunta, rileva che, lungo la catena di produzione degli alimenti, dal raccolto sino alla vendita, viene perso il 14% del cibo prodotto e particolarmente critiche sono le fasi di vendita e consumo.

Destinare alla discarica una così elevata quantità di alimenti è senza alcun dubbio non solo immorale, ma anche dannoso sotto il profilo dell’impatto ambientale generato: emissioni in atmosfera, perdita di suolo e consumo di acqua. Lo spreco alimentare, infatti, ha ripercussioni sul cambiamento climatico, generando circa 186 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, a cui si aggiungono gli impatti legati all’acidificazione ed eutrofizzazione, che rappresentano il 15%-16% degli impatti prodotti dalla catena di produzione alimentare.

Le possibili soluzioni da mettere in campo per ridurre lo spreco alimentare sono diverse; tra queste:

  • lavorare sull’educazione alimentare;
  • sensibilizzare i cittadini per stimolare riflessioni sulla dannosità delle tipiche abitudini di consumo;
  • accrescere la consapevolezza sul valore etico del cibo;
  • riciclo e valorizzazione degli scarti agroalimentari.

Pertanto, una possibile soluzione per limitare lo spreco di cibo è rappresentata dall’economia circolare, pilastro fondamentale della green economy, che soppianta il concetto di rifiuto con quello di risorsa, abbassando la domanda, e quindi il consumo, di materie prime e aumentando l’impiego di materiali di scarto o materie prime seconde che, conservando ancora un rilevante valore intrinseco ed economico, vengono recuperate e immesse nuovamente nei cicli produttivi per la realizzazione di nuovi prodotti, affermandosi, di fatto, come risorse ancora ad alto valore aggiunto.

Sulla spinta delle recenti politiche comunitarie in materia di economia circolare e al tempo stesso, per sostenere la competitività sui mercati internazionali, l’Italia ha avviato un profondo mutamento del proprio sistema di produzione e consumo al fine di convertire l’attuale schema lineare di produzione, in uno circolare. A livello europeo, infatti, lo European Green Deal ha previsto l’applicazione di un piano d’azione che guiderà le strategie di tutti i Paesi membri verso l’uso efficiente delle risorse secondo il paradigma dell’economia circolare, menzionato anche nell’SDG 12 all’interno dell’Agenda 2030, mediante il target 12.5 che richiede di ridurre, entro il 2030, in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo.

L’Italia deve riuscire a rispondere efficacemente alla domanda di nuove soluzioni di business che promuovano tale paradigma, apportando concreti miglioramenti nella selezione dei materiali, nella progettazione del prodotto e nella costruzione di un modello in grado di tagliare gli input di materia prima ed energia, massimizzando la produttività di quanto è già in circolo nel sistema di produzione e consumo.

I vantaggi per le imprese associati a tale schema produttivo sono legati principalmente alla riduzione dei rifiuti prodotti e al risparmio sui costi di produzione e gestione dei rifiuti, determinato dal riutilizzo dei materiali per ridurre al minimo la dipendenza dalle risorse naturali e dalle materie prime vergini.

Una start up italiana, costituita nel Gennaio del 2016, che ha fatto della circolarità coniugata all’innovazione il fondamento del proprio business è PIGMENTO, che ha concepito un modello di business sostenibile, a basso impatto ambientale, consapevole che la costruzione di un modello di produzione circolare sarà, nel lungo periodo, un grande asset strategico per accrescere la competitività economica a livello nazionale ed internazionale.

Il core business della società è la produzione di colorante in polvere o in forma liquida destinato alla vendita B2B in diversi settori: tessile, bioedilizia, alimentare e cosmetica. Il colorante prodotto è 100% naturale, realizzato mediante l’impiego di scarti agricoli ed alimentari e secondo metodi tradizionali che impiegano risorse messe a disposizione dalla natura. In un’ottica di sviluppo continuo del business, inoltre, la società si avvale anche di tecnologie e processi produttivi innovativi che assicurano una migliore intensità e durabilità del colore nel tempo, rendendolo, inoltre, privo di sofisticazioni, additivi o contaminazioni chimiche. Dunque, unendo circolarità e innovazione, PIGMENTO realizza un prodotto che rispecchia a 360° il concetto di sostenibilità dei modelli di produzione.

© PIGMENTO

Infatti, mediante il suo processo “circolare” realizza i coloranti valorizzando gli scarti agroalimentari e riducendo contemporaneamente i rifiuti destinati alla discarica ed il costo delle materie prime necessarie alla produzione, assicurandosi prodotti a basso impatto ambientale e ad alto livello di affidabilità e sicurezza, grazie a tecnologie innovative che evitano contaminazioni chimiche. Gli scarti di produzione, invece, vengono trasformati in compost, garantendo il reinserimento degli stessi nel ciclo produttivo, consegnando loro nuova vita e generando ulteriore valore aggiunto.

PIGMENTO, dunque, si può considerare a tutti gli effetti un esempio di giovane azienda virtuosa che ha dimostrato di saper dare vita ad un modello di business circolare e a processi produttivi innovativi, mostrando un approccio maturo alla sostenibilità e trasformando le sfide attuali connesse al cambiamento climatico in opportunità di business, in un’epoca che obbliga a profondi cambiamenti economici a livello globale.

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Un abbraccio virtuale,

Sara