Combattere lo spreco a sorsi: la birra di Biova Project

Il pane, alimento indispensabile sulle tavole italiane, è da tempo, purtroppo, al centro del fenomeno dello spreco alimentare: il 18% acquistato per uso domestico viene destinato alla spazzatura, oltre il 50% della produzione nella grande distribuzione organizzata è invenduto e complessivamente sono oltre 13 mila i quintali di pane che ogni giorno vengono destinati al macero (nonsprecare.it).

Per sensibilizzare su tale tematica la società civile, le istituzioni e le realtà imprenditoriali, è stata fissata al 5 febbraio la “Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare” e, per tale occasione, desideriamo raccontarvi di Biova, realtà Made in Italy che ha fatto della lotta allo spreco il suo fiore all’occhiello.

Biova Project, azienda piemontese, nasce nel 2017 dall’idea, di un gruppo costituito da esperti di comunicazione e da mastri birrai, di adottare un modello di business incentrato sull’economia circolare: dar nuova vita allo scarto alimentare e considerarlo come materia prima essenziale per la produzione di diverse linee di birra.

Questo è possibile anche grazie alla realizzazione di un vero e proprio progetto, che vede coinvolti diversi attori della filiera alimentare. L’azienda, ad esempio, per produrre “Biova Bread Beer”, agli ingredienti soliti come acqua, malto, luppolo e lievito, aggiunge il pane recuperato e invenduto dai commercianti (supermercati o panetterie) e dai ristoratori. In seguito, lo consegna direttamente ai birrifici artigianali più vicini, che mettono a disposizione il know-how e le attrezzature per dar vita a questa bevanda così innovativa, venduta proprio da coloro che hanno donato la materia prima.

© Biova Project

Un ulteriore elemento di forza dell’azienda è la flessibilità della produzione; infatti, a seconda del pane recuperato, si possono ottenere tipologie di birre diverse. A tal proposito esempio lampante è la birra “Mac Biova”, realizzata con gli scarti del pane degli hamburger.

Biova Project genera un impatto positivo a livello sociale, rendendo non solo tutti più consapevoli circa le conseguenze dello spreco alimentare, ma anche supportando a livello locale realtà commerciali colpite dall’emergenza epidemiologica; ne è un esempio “Biova Beer San Salvario”, ottenuta dal pane raccolto nel quartiere torinese da cui prende il nome e realizzata presso un birrificio del lodigiano.

E non è tutto!

Anche da un punto di vista ambientale è possibile riscontrare delle conseguenze positive; difatti, dando nuova vita al pane, si ravvisano un risparmio in termini di materie prime impiegate, in quanto il pane va a sostituire dal 30% al 50% del malto d’orzo, e una minor quantità di CO2 emessa, nella misura di ben 1.365 kg ogni 2.500 litri di birra prodotta.

Da non dimenticare, infine, “Biova Rice Beer”, la neonata dell’azienda, realizzata con i chicchi di riso varietà Carnaroli scartati e non destinati alla vendita.

“Prendi una cosa qualsiasi in natura e scoprirai che è legata a tutto il resto dell’universo”

(cit. J. Muir)

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Un forte e virtuale abbraccio,

Maria Caterina

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