Caviro: cooperativa vitivinicola più grande d’Italia e 100% sostenibile

L’Italia è un Paese ricco di storia e tradizioni, la cui filiera produttiva è per lo più incentrata sul settore agricolo, in particolar modo il Paese è uno dei leader mondiali nella produzione di olio e vino. Per tali ragioni, oggi parleremo di un’azienda vitivinicola, Caviro, ritenuta la più grande cantina italiana, nata come realtà cooperativa nel 1966 a Faenza, al fine di valorizzare il territorio, la tradizione ma sopratutto il vino italiano, vero protagonista.

L’azienda è divenuta una best practice nel settore vinicolo grazie all’attuazione di un avanzato modello di economia circolare, con l’obiettivo di rafforzare ancora di più il proprio modello produttivo, orientandolo verso la creazione di valore condiviso (o shared value). Quest’ultima è ritenuta la nuova frontiera della sostenibilità aziendale, dal momento che il suo fine è quello di far riferimento “all’insieme delle politiche e delle pratiche operative che rafforzano la competitività di un’azienda, migliorando nello stesso tempo le condizioni economiche e sociali della comunità in cui essa opera” (Porter, 2011). 

Quali sono le peculiarità di Caviro?

Il primo punto di forza dell’azienda è, sicuramente, l’innovazione della filiera produttiva, con la quale garantire maggior trasparenza, rispetto del territorio e soprattutto elevata qualità dei prodotti per i clienti, generando di conseguenza una forte integrazione di carattere Made in Italy. Tutto ciò, inoltre, ha contribuito a favorire la nascita di una grande cooperativa agricola, presente in 7 regioni  con i suoi 35.000 ettari e 12.500 soci viticoltori, la quale esporta i vini prodotti in 70 Paesi, con il fine di divulgare valori fondamentali, alla base della mission aziendale:

  • sostenibilità
  • efficienza
  • certificazione

Un secondo punto di forza è l’attenzione scrupolosa che Caviro ha nei confronti dell’ambiente, favorendo un’integrazione maggiore delle filiere agroindustriali, grazie all’attuazione di un processo di circular economy, mediante il quale è garantito il riutilizzo di sotto-prodotti, per la creazione di nuova materia prima.

Un terzo punto di forza, infine, è dato dalla produzione di energia da fonti rinnovabili, grazie all’aiuto di una società compartecipata, Enomondo. L’obiettivo è favorire, per Caviro, un risparmio energetico pari a 68.000 tonnellate di CO2, per mezzo dell’utilizzo di compost verde ecostostenibile ed energia termica ed elettrica. Il tutto è indispensabile per alimentare, completamente, gli impianti della stessa azienda.

La sostenibilità al centro dell’identità aziendale

Negli ultimi anni, Caviro ha deciso di rafforzare il legame con la sostenibilità attraverso la redazione del primo bilancio di sostenibilità, relativo all’esercizio 2019. Ma di cosa si tratta? Partiamo dal presupposto che il classico bilancio finanziario, con la descrizione dei costi e ricavi di un’azienda, non risulta più la primaria fonte informativa richiesta ad un’azienda. Sempre di più si cerca di conoscere il peso che una realtà aziendale ha, oltre che in campo economico, anche sull’ambiente e nel rapporto con la comunità locale. Per tali ragioni, il bilancio di sostenibilità è divenuto uno strumenti indispensabile, grazie al quale comunicare ai vari stakeholder (ovvero i portatori di interesse), informazioni di natura economica, sociale e ambientale. Tra le molte definizioni, vi è quella del Ministero dell’Interno, secondo cui “Il bilancio sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.

Attraverso questo approccio orientato alle nuove pratiche produttive e al rispetto dei valori ambientali e sociali, Caviro è ritenuta un’azienda leader nella produzione dei vini a livello internazionale, adottando un ottimo modello di economia circolare, che va ad integrare tutte le risorse presenti, mantenendone inalterata la composizione e favorendo l’eliminazione dei rifiuti, attraverso la promozione delle fasi di riduzione riutilizzo e riciclo.

© Coviro

Possiamo ritenere Caviro un’azienda Made in Italy che attua diligentemente le pratiche della sostenibilità, promuovendola attraverso un’attenta produzione degli otto marchi di vino resi, oramai, famosi in tutto il mondo. In aggiunta, l’azienda rappresenta un innovativo modello di modernizzazione e sviluppo sostenibile, che facilmente può essere riproposto nei vari settori produttivi, tra cui proprio quello agricolo. Investire in questo settore, ma farlo in maniera responsabile, appare oggi un’esigenza primaria, grazie alla quale è possibile non solo aumentare la visibilità di un brand a livello internazionale ma, soprattutto, risulta immediato l’avvicinamento da parte dei consumatori alle buone pratiche e al divenire veri e propri consumatori responsabili.

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Un abbraccio virtuale,

Francesca

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